Ricordo come se fosse oggi l’album Panini delle cards FLEER BASKETBALL 96-97. Avevo appena 10 anni ma con già 5 passati a studiare i fondamentali di quello sport con la palla a spicchi e il cesto a 3,05 cm (altezza italiana) che poi diventerà il mio sport anche grazie a Lui. Io ero un giovane ragazzo di provincia nato il 23 agosto del 1986. Lui, KOBE BRYANT – che poi diventerà per tutti Black Mamba – nasce a Filadelfia il 23 agosto del 1978. Il mio stesso giorno. Un cuspide come me: ultimo Leone primo Vergine, feroce e romantico allo stesso tempo. Che poi questo particolare appellativo Black Mamba, come ci dice La scimmia pensa trova la sua ispirazione nel film del 2004 di Quentin Tarantino, Kill Bill – Volume 2 dove la protagonista, Beatrix, utilizza proprio questo soprannome associando nella mente dei suoi avversari la sua figura con la pericolosità del black mamba, uno dei serpenti più letali al mondo. Primo riferimento cinematografico.

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Nel 1996 e precisamente il 13 novembre debutta con la maglia numero 8 del Los Angeles Lakers in una sfida contro i Minnesota Timberwolves. Lui, il nuovo rookie, termine con cui si indica il giocatore che milita nella lega per il primo anno. 198 centimetri per 96 chilogrammi e con una agilità e un tiro in sospensione che ricordano vagamente la leggenda dei Chicago Bulls Michael Jeffrey Jordan, uno a cui risulta sempre molto difficile paragonarsi o solo accostarsi lontanamente ma che con il tempo diventerà l’obiettivo numero uno del giovane Kobe, cresciuto in Italia, tra il 1984 e il 1991 da Rieti a Reggio Calabria, da Pistoia a Reggio Emilia.

Figlio di Joe Bryant, Kobe è cresciuto cestisticamente in Italia, dove ha imparato i fondamentali europei. Ha disputato tutta la sua carriera professionistica nei Los Angeles Lakers, conquistando 5 titoli; è stato il primo giocatore NBA a militare nella stessa squadra per 20 anni. Con la Nazionale statunitense ha partecipato ai FIBA Americas Championship 2007 e ai giochi olimpici di Pechino 2008 e di Londra 2012, vincendo la medaglia d’oro in tutte e tre le manifestazioni. Fonte Wikipedia

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Il 4 marzo 2018 ha vinto il Premio Oscar insieme al regista e animatore Glen Keane, nella categoria miglior cortometraggio d’animazione per Dear Basketball, che ha sceneggiato ispirandosi alla sua lettera di addio al basket.

Gianna e Kobe Bryant

Alle 9:06 PDT del 26 gennaio 2020, Bryant, sua figlia di tredici anni Gianna e altre sette persone decollarono dall’aeroporto della Contea di Orange-John Wayne, in California, a bordo dell’elicottero Sikorsky S-76B marche N72EX di proprietà del giocatore. Il velivolo precipitò a Calabasas, alle 9:47 circa, prendendo fuoco. I vigili del fuoco della contea di Los Angeles spensero l’incendio alle 10:30, confermando la morte di tutti i passeggeri. Secondo i primi rapporti l’elicottero si schiantò a causa della nebbia fitta.

Il 7 febbraio si è tenuto, al Pacific View Memorial Park nella Corona del Mar in California, il funerale strettamente privato, dove sono stati sepolti. Invece una commemorazione pubblica si è tenuta il 24 febbraio allo Staples Center a Los Angeles, dove si sono riunite persone comuni, tante personalità del mondo del basket NBA e amici di Bryant.